Bobby Travis · NASCAR/IndyCar-Korrespondent
Al South Point 400 del Las Vegas Motor Speedway non è solo la velocità a decidere l'esito, ma anche i nervi al comando.
Domenica 4 ottobre 2026, la NASCAR Cup Series arriva al South Point 400 del Las Vegas Motor Speedway, un tri-ovale da 1,5 miglia con 20 gradi di sopraelevazione in curva. 267 giri, divisi in tre stage, sono in programma, e nel bel mezzo della fase decisiva della stagione per i contendenti al titolo significa: rischio massimo oppure l'occasione svanisce. Chi qui si assicura la migliore posizione di partenza per il finale può costruirsi un vantaggio reale nel deserto del Nevada.
Il profilo della pista: velocità e poker asfaltato
Sulla carta Las Vegas legge come un corso intermedio ordinario. Nella pratica la pista è un terreno insidioso. L'aria pulita, cioè visibilità libera e aria pura in testa, vale oro qui. Chi rimane intrappolato nel traffico dietro altri bolidi affronta subito il sovrasterzo e gli pneumatici surriscaldati, uno svantaggio che si accumula rapidamente nel corso di 267 giri.
L'asfalto non scherza con uomini e macchine. Goodyear porta secondo le sue indicazioni compound con cui la degradazione dei tempi nel corso di una tornata diventa il fattore centrale. La gestione gomme a Vegas non decide quindi solo sugli ultimi giri, ma su tutta la corsa.
Si aggiunge la larga retta del rettilineo di partenza, che ai restart dopo una caution permette traffico a quattro file in curva 1. Questo genera duelli fianco a fianco serrati e al contempo pericoli d'incidente aumentati, quando qualcuno miscela i tempi in modo troppo serrato.
I favoriti: Chi mantiene il volto da poker?

Kyle Larson da anni è lo standard sui ovali da 1,5 miglia, e Las Vegas non fa eccezione. Quando il pilota di Hendrick tocca la line alta vicino al muro, per la concorrenza non resterà molto da fare.
In Toyota Denny Hamlin e Tyler Reddick hanno fatto i compiti a casa sulle piste intermedie. Hamlin porta esperienza e un fiuto sottile per il consumo degli pneumatici, mentre Reddick è noto per la sua linea spregiudicata, che a Vegas può diventare tanto un vantaggio quanto uno svantaggio.
Team Penske invece in passato ha brillato nel deserto più per astuzia tattica che per pura velocità. Se Joey Logano, Ryan Blaney o Austin Cindric arrivassero davanti grazie al risparmio carburante o alla rinuncia a gomme fresche al finale, sarebbe storia nota per la squadra del capitano Rogers.
Tattica al box: due gomme o quattro?
Spesso a Sin City non decide l'auto più veloce, ma il crew chief più intelligente al comando. Quando arriva una caution poco prima della fine, sorge la domanda classica: quattro gomme fresche per massima aderenza oppure una sosta veloce con sole due gomme per mantenere posizione in pista e uscire per primo dalla pit-road? Questa mossa a due gomme ha già deciso gare su curve intermedie che sembravano perse.
Si aggiunge il conflitto tra i punti stage e il grande premio finale. Chi nella prime due sezioni va all-in per i punti rischia gomme consumate o una finestra carburante stretta nel terzo segmento. Con i playoff in vista, parecchi crew chief faranno i conti su quanto investire davvero in stage 1 e 2.
Alla fine il Las Vegas Motor Speedway non perdona errori. Troppo prudente alla guida e ti passano. Troppo rischio e finisci al muro nell'ombra di una caution. Chi domenica tiene i nervi saldi e gioca la carta giusta nel momento giusto, non si prende solo il trofeo di Sin City, ma anche un bel vantaggio per il finale di stagione.





