Il Circuit de Barcelona-Catalunya, nella località di Montmeló, è stato costruito nel 1991 su iniziativa del governo regionale catalano, che voleva assicurare alla Catalogna un moderno circuito da Gran Premio di livello internazionale. Dopo circa 15 mesi di lavori, l’impianto fu completato e nello stesso anno subentrò a Jerez de la Frontera nell’ospitare il Gran Premio di Formula 1 di Spagna, che organizza ininterrottamente da allora. La posizione centrale vicino a Barcellona e gli ottimi collegamenti resero rapidamente il tracciato un punto fermo del calendario motoristico internazionale.
Il layout è considerato particolarmente versatile: tratti veloci come il lungo rettilineo principale e la curva 3 (Repsol) si alternano a un settore centrale tecnico e tortuoso. Questa combinazione di alta velocità e precisione rende il circuito un banco di prova rappresentativo per vetture e piloti, motivo per cui per decenni è stato anche la sede preferita per i test invernali di Formula 1, prima che le squadre si spostassero altrove.
Il tracciato attuale misura 4,657 chilometri con 14 curve, sei a sinistra e otto a destra. Raggi variabili e diverse lunghe zone di frenata richiedono ai team una gestione attenta delle gomme e dell’equilibrio frenante, mentre il largo rettilineo di partenza favorisce le scie e i sorpassi.
Oltre alla Formula 1, il Circuit de Barcelona-Catalunya è anche una tappa fissa del calendario MotoGP (Gran Premio di Catalogna) ed è stato negli anni sede di numerose altre serie internazionali, tra cui turismo e GT. Questa versatilità e la solida infrastruttura hanno reso l’impianto una scelta naturale quando si è dovuta trovare in tempi brevi una nuova sede.
Per la FIA WEC, le 6 Ore di Barcellona 2026 rappresentano un debutto: dopo che la 1812 km del Qatar, originariamente prevista per ottobre, è stata cancellata a causa della tesa situazione di sicurezza in Medio Oriente, Barcellona subentra come sede sostitutiva per una delle ultime due tappe stagionali. Insieme al debutto di Monza, la tappa catalana costituisce così la conclusione europea di una stagione che nella sua fase finale si disputa ora su due tracciati europei ricchi di storia anziché nel deserto.
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